LE TERME NELL’ANTICHITÀ
Fin dalla preistoria, l’uomo utilizzava acqua calda per lenire i dolori e liberare le vie respiratorie. L'uso del bagno caldo e la costruzione di appositi ambienti si diffusero dapprima in Grecia grazie al culto del dio Asclepio, patrono della medicina, che teorizzava il recupero della salute attraverso le acque. Ippocrate, il più famoso medico dell'antichità, intorno al 300 a.C. decantava le virtù delle acque minerali e delle sorgenti calde ed incoraggiava il ricorso alle terme.
Furono però i Romani ad ideare le “Thermae”, termine a sua volta derivante dal greco termai (termòs, caldo, ardente), luoghi che riunivano bagni, spogliatoi, palestre, ed altri locali di riunione. Venivano costruite non solo in prossimità di sorgenti naturali di acque calde ma, grazie a particolari tecnologie di riscaldamento delle acque, anche nelle città.I bagni erano composti da più ambienti con tre tipi di vasche: una di acqua fredda (il frigidarium), una di acqua tiepida (il tepidarium) e una di acqua calda (calidarium) che dovevano essere attraversate in successione. Annessi ai bagni vi erano locali dove, grazie ai vapori che si sprigionavano potevano essere effettuate saune.
Le terme più belle avevano annessi negozi, teatri, biblioteche. Erano dei veri epropri luoghi di ritrovo e socializzazione. Piccole terme private facevano parte delle abitazioni più eleganti ed edifici termali minori erano inseriti nei quartieri commerciali caratterizzati da tabernae e magazzini. La cultura delle terme e dell'igiene era anche legata a quella dell'otium come attestano le bellissime terme annesse alle ville suburbane romane.
Tra le più note strutture oggi ancora visibili possiamo ricordare le Terme di Diocleziano e quelle di Caracalla. Persone appartenenti a tutte le classi sociali ricorrevano quasi quotidianamente ai bagni termali. Per tale ragione, per consentire il più ampio accesso alle terme, il costo d’ingresso veniva contenuto. D’altra parte anche i medici romani e tra questi Plinio, Celso e Galeno confermavano i salutari effetti del ricorso alle acque provvedendo a vari tentativi di classificazione in relazione alle caratteristiche chimico-fisiche e alle patologie.
La caduta dell’Impero Romano, il decadimento delle strutture, il consolidarsi della religione cristiana che invitava a fuggire dalle occasioni di edonismo e ad evitare luoghi diversi dalle chiese portò al declino delle terme come fenomeno culturale e sociale. Nel corso del Medioevo la pratica termale venne ristretta al solo uso terapeutico ed igenico. Particolare importanza avevano le stazioni termali lungo la via Francigena come Bagno Vignoni presso le quali i pellegrini sostavano per i bagni e per curare dermatiti e ferite provocate dal lungo e faticoso viaggio.
Per la ripresa del termalismo occorre attendere l’Ottocento quando grazie a trattati medici sui benefici delle acque le persone delle classi sociali più agiate iniziarono a recarsi nelle le località termali che si trasformarono in centri di villeggiatura e di vita mondana. Nel secondo dopoguerra invece si ha la stagione del termalismo sociale.
La riconosciuta efficacia terapeutica delle acque termali ha, infatti, comportato il loro inserimento nel sistema sanitario nazionale e nei livelli essenziali di assistenza prevedendo, nell’ottica costituzionale della tutela della salute, l’estensione delle terapie, a costi contenuti, all’intera popolazione. Attualmente invece prevale la concezione del termalismo del benessere.
Le terme sono i luoghi dove è possibile raggiungere una condizione di completo benessere della persona e dove è possibile procedere alla cura delle malattie sposando la terapia naturale con una altrettanto naturale immersione in oasi di verde e di pace.
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